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I due tipi Mindset

Come puoi evincere dal titolo, in questo articolo voglio parlarti di un argomento estremamente interessante, il mindset statico e dinamico, e suggerirti delle letture fondamentali. Ma prima devo fare un passo indietro nel tempo e nello spazio e darti un po’ di contesto.

Qualche articolo fa ti ho parlato della mia esperienza alla Masterclass for STEAM di Fondazione Golinelli (puoi leggere l’articolo qui), durante la quale io e i miei colleghi abbiamo, tra le tante attività, anche dedicato una mezza mattinata al mindset, guidata da una bravissima ricercatrice dell’Università di Bologna, la Dott.ssa Aurora Ricci.

Come ho riferito alla nostra formatrice, l’attività si è presentata nel momento giusto, perché era già da un po’ che stavo approfondendo l’argomento sulle caratteristiche della nostra forma mentis (o mindset) in cerca di capire come si formi e si sviluppi e quali siano i fattori che lo influenzano.

Nello stesso tempo, come spiegherò meglio in un prossimo articolo, ero stato folgorato sulle via di Damasco da un video su YouTube, fatto da qualcun altro, che in qualche modo parlava di me, o meglio di come sono fatto! Non mi era mai capitata una cosa del genere, neppure con un libro, e ne ho letto qualcuno, pertanto se avrai pazienza di attendere il prossimo articolo ti racconterò anche questo aneddoto (puoi iscriverti alla newsletter cliccando QUI, così riceverai un’email ogniqualvolta pubblicherò un nuovo contenuto).

Dopo aver fatto ulteriori ricerche, ho deciso di unire le impressioni che hanno avuto su di me le due letture di cui parlerò, provando a tirare le conclusioni, non solo da un punto di vista personale ma anche e soprattutto da un punto di vista dell’applicabilità didattica di questi concetti.

Mindset Statico e Dinamico

La prima lettura, assolutamente fondamentale quando si parla di Mindset, che voglio suggerirti, è il libro del 2006 di Carol Dweck Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo (titolo originale Mindset: The New Psychology of Success).

Carol Dweck è professoressa di Psicologia alla Standford University e ha lavorato anche alla Columbia, ad Harvard e all’Università dell’Illinois, ed è conosciuta proprio per le sue ricerche sul mindset e in particolare sulla sua classificazione di mindset statico e dinamico (in inglese Fixed e Growth mindset).

Il libro, che è di per sé molto scorrevole, mi ha colpito subito per i tanti esempi che l’autrice fa proprio riferendosi al mondo della scuola che, a ben guardare, potrebbero essere benissimo esempi di situazioni capitate nelle nostre classi, su cui magari non ci siamo soffermati molto non avendo il background teorico necessario. Inoltre, l’autrice mette a conoscenza di vari “esperimenti” fatti proprio con gli studenti per studiarne il mindset e cercare di capire perché alunni, anche piccoli, avessero un atteggiamento diverso rispetto alle sfide che gli venivano proposte.

Prima di riferirti qualche esempio però, vorrei introdurre il concetto portante della ricerca di Dweck, ossia la differenza tra un mindset statico e uno dinamico. Non andrò troppo nel dettaglio, la mia vuole essere soltanto un’introduzione con l’invito a leggere questo libro illuminante.

L’intelligenza è innata?

Secondo l’autrice, le persone con un mindset statico tendono a ritenere che intelligenza e talento siano delle qualità innate, che puoi possedere o non possedere, ma non sviluppare con l’impegno. Individua una serie di dicotomie quasi insanabili per chi possiede questa forma mentis:

  • NATURA vs CULTURA
  • GENI vs AMBIENTE

In pratica, chi possiede una forma mentis statica ritiene che il potenziale di una persona sia fissato dalla nascita e che a nulla valga l’impegno per migliorarsi, perché non si potrà mai superare un certo livello di competenza. Anzi, l’impegno è visto con una certa ritrosia per paura di essere inadeguati.

Coloro che hanno un mindset dinamico, invece, non mostrano alcuna paura nei confronti dell’errore anzi ritengono che sia una fonte di apprendimento e sono affascinati dalle nuove sfide. Per queste persone, esperienza e formazione guidano il patrimonio genetico ed il talento può essere sempre coltivato e accresciuto attraverso l’impegno. Uno studente che abbia preso un voto mediocre a scuola, ma che possiede un mindset dinamico, non si lascerà abbattere dalla valutazione, ma farà di tutto per imparare dagli errori e andare meglio la prossima volta.

In breve, quindi le persone con un mindset statico vedono il fallimento come una mancanza di talento (“non ho talento quindi non riuscirò mai”), quello con un mindset dinamico come un’opportunità di crescita. Ti sei mai chiesto perché la maggior parte dei bambini in classe non alzi la mano quando viene posta una domanda? Semplicemente per paura di sbagliare. Purtroppo, secondo Dweck, ma è difficile non condividere il ragionamento, questo si trasforma in una mancata opportunità di apprendimento, perché è provandoci, anche sbagliando, che si apprende e si acquisiscono nuove competenze.

Come dico spesso quando erogo alle scuole il mio corso sulla valutazione (puoi trovare tutti i mie corsi per le scuole qui), è compito di noi educatori costruire un ambiente di apprendimento in cui gli studenti non sentano il peso della valutazione e possano esprimere le loro capacità al massimo senza timore di sbagliare. Ma non voglio perdere la via maestra, anche perché sappi che sulla valutazione ho idee un po’ eretiche…

Osserva i tuoi studenti

Carol_Dweck

Non è mia intenzione riportarti fedelmente tutto ciò che è scritto in questo testo di Carol Dweck (ma spero di aver stimolato la tua curiosità), però mi è sembrato interessante riflettere sulla possibilità di ripetere in classe i test effettuati dall’autrice, per comprendere il mindset dei suoi studenti (quale che sia l’età). Credo sia però sia innegabile che provare a comprendere come i nostri studenti affrontano le sfide e proporre un’autoriflessione sul proprio processo cognitivo sia un’utile esperienza da fare in classe, sia per stimolare la metacognizione ma anche per  aumentare la nostra conoscenza degli studenti (insomma, dobbiamo conoscere Giovannino per poter insegnare a Giovannino, giusto?). Nel libro troverai anche il resoconto degli esperimenti scientifici svolti alla Columbia dall’autrice e dal suo team sulle onde celebrali, nonché tanti esempi relativi alla scuola, come quello della signora Wilson che divideva la classe in base alla misurazione del QI (ma lo sapevi che Alfred Binet e Théodore Simon idearono la scala per misurare il QI unicamente allo scopo di individuare gli studenti che avevano bisogno di un supporto specifico per affrontare il curriculum scolastico?).

Sei statico o dinamico?

Ti confesso che questa lettura mi ha stimolato tanti ulteriori approfondimenti e riflessioni sul mindset. In particolare, la convinzione dell’autrice che il mindset sia semplicemente una credenza e come tale possa essere modificata. Questo significa che chi possiede un mindset statico può arrivare a possederne uno dinamico se vuole, liberandosi dai fardelli che gli impediscono di raggiungere risultati migliori, qualche che sia il campo o l’età.

Probabilmente lo hai già capito semplicemente leggendo questo articolo, ma se ti stimola sapere se hai un mindset statico o dinamico ti basta rispondere alle seguenti semplici domande e magari provare a formularle come un’attività didattica:

  1. L’intelligenza è una qualcosa di modificabile o innata?
  2. E il talento? Cosa significare avere talento per te?
  3. Ritieni di essere in grado di apprendere ma non di modificare la tua intelligenza?
  4. Posso, in generale, cambiare il mio modo di pensare ed approcciarmi al mondo?

Conclusioni

Il libro della Dweck, come ho già detto, più che dare delle risposte apre la strada ad una miriade di possibilità e ragionamenti (ma non è questo il bello della ricerca?), voglio comunque provare a riassumere alcuni dei punti principali che si possono evincere da questa lettura così ricca e interessante:

  1. Reazione nei confronti delle critiche:
    • STATICO: prova un senso di inadeguatezza
    • DINAMICO: le vede come occasione per migliorarsi
  2.  Concetto di talento:
    • STATICO: è innato e non si può acquisire
    • DINAMICO: il talento è una qualità plasmabile, da migliorare affrontando sempre nuove sfide
  3. Apertura alle novità:
    • STATICO: preferisce coltivare quello che già sa
    • DINAMICO: è interessato ad affrontare sempre nuove sfide

Un’ulteriore riflessione, sempre dal libro, riguarda il nostro comportamento di educatori nei confronti dei bambini. In questo caso, Carol Dweck ci invita ad una riflessione interessante, che magari va al di là di quanto siamo soliti pensare. Infatti, secondo l’autrice, non bisogna dire ai bambini che sono intelligenti o talentuosi perché se qualcosa comincia ad andare storto potrebbero dubitare di se stessi e sviluppare insicurezza. In alternativa, si dovrebbe spostare l’attenzione dal risultato al processo, lodando non le capacità ma l’impegno che ha portato a raggiungere un dato risultato. Ad esempio invece di dire:

“Sei proprio bravo, meriti un bel voto”

Si potrebbe dire:

“Si vede che ti sei impegnato molto, meriti un bel voto!”

Sottile ma fondamentale differenza. Difatti, è molto probabile che insegnando agli studenti a sviluppare un mindset dinamico porti ad un aumento della motivazione e del rendimento scolastico, vale la pena provare secondo me. Ho provato a riassumere gli atteggiamenti tipici dei due tipi di mindset in questa infografica realizzata con Adobe Creative Cloud Express (dai un’occhiata al mio nuovo corso).

Letture di approfondimento

Gli studi di Carol Dweck rappresentano sicuramente il punto di partenza sul mindset, se poi decidi di approfondire, ecco alcune letture interessanti:

Altro di Carol Dweck:

Nel prossimo articolo ti parlerò di un’altra lettura illuminante che in qualche modo ha a che vedere con il mindset, anche se in una declinazione un po’ particolare. Non perderlo!

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